A lato delle “menzogne” della propaganda bellica in Siria, allego
due documenti: del primio ho ricopiato i sottotitoli
che invio assieme a una intervista all’arcivescovo cattolico maronita di
Aleppo.
Gianni Russotto
I movimenti USA per la pace: "Ecco
la verità sulla guerra in Siria."
http://www.pandoratv.it/?p=11713 8
ottobre 2016
https://www.youtube.com/watch?v=plmoK22uMn4
Una larga delegazione di movimenti per la pace americani è stata in Siria per "verificare con i propri occhi" cosa sta realmente accadendo. Il resoconto di questa visita è comunicato in una conferenza stampa nel quartier generale dell'ONU a New York.

Sono parole pesantissime quelle pronunciate dall’arcivescovo cattolico maronita di Aleppo, Joseph Tobji, di fronte alla Commissione Esteri del Senato. Il prelato porta la sua testimonianza diretta sulla situazione nella seconda città della Siria: “I terroristi tirano ai civili. I bambini morti o mutilati sono migliaia. Aleppo è la città più distrutta dopo Hiroshima. Non ci sono più chiese. Da 5 anni abbiamo la corrente elettrica solo per due ore al giorno. I generatori privati per un’energia minimale di 3 ampere costano l’equivalente di un terzo di uno stipendio mensile. I terroristi hanno tagliato l’acqua alla parte ovest. Io stesso, per la doccia, uso 4 litri di acqua che vengono poi riciclati grazie ad un catino sottostante. Coloro che erano ricchi vivono ora sulla soglia della povertà, gli altri sono drammaticamente sotto. Quando Aleppo è assediata, manca tutto: anche pane e medicinali”.
Una versione molto diversa da quella fornita in queste settimane dai media occidentali e dalle organizzazioni umanitarie che parlano solo di Aleppo est e mai della sua parte occidentale, assediata da anni dai gruppi armati dell’opposizione, guidati dall’Esercito Siriano Libero e dai terroristi di al Qaeda. “Non vedo Assad come il diavolo. In Siria prima stavamo bene, era un mosaico vivibile, con un Islam moderato e aperto. Adesso viviamo in compagnia della morte. Aleppo, con 10 mila anni di storia, era la città siriana più importante per l’industria e la cultura. Aveva 4 milioni di abitanti, oggi sono circa un terzo”.
Le parole su Assad provocano la reazione di una parte dei commissari, in particolare del senatore Luigi Compagna (Conservatori e riformisti) che accosta il partito Baath di Siria e Iraq al nazismo. Monsignor Tobji non si scompone e fornisce la sua versione: “Le relazioni con il Governo sono buone da sempre. Assad è il Presidente eletto. Noi le processioni le facevamo con la scorta della polizia. Qualcuno ci accusa di essere venduti al Governo, ma perché mi devono imporre l’idea che Assad sia il diavolo? I ribelli sono seguiti convintamente da pochissime persone. I terroristi hanno buoni rapporti con i turchi. Ho visto terroristi dell’ISIS parlare amichevolmente con militari turchi. In più ci sono gli stranieri wahabiti sauditi che strumentalizzano l’Islam per scatenare la guerra”.
Perchè il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha accusato direttamente Assad all’Assemblea generale? Tobji ha risposto ironico: “Mi sembra che Ban Ki Moon viva a New York. Io vivo ad Aleppo ovest”.
Tobji premette: “Io sono un uomo di Chiesa, non sono un politico. Penso però che gli Usa sbaglino a voler imporre il loro modello di democrazia. Venire con arroganza a dire che il Presidente eletto non va bene, mi suona come dittatura. Dopo Saddam Hussein come si è ridotto l’Iraq? I media calpestano la verità e sono parziali. Per far smettere la guerra servono due cose: stop alla vendita di armi e bloccare il flusso di terroristi via Turchia e Giordania. Le sanzioni economiche – prosegue – sono peggiori delle bombe, perché fanno male a semplici cittadini. Sono immorali e ingiuste. Gli Stati Uniti sbagliano o agiscono con volontà? Con la guerra ci si guadagna due volte: si vendono armi e poi c’è la ricostruzione…”.
Secondo Tobji è assurdo pensare che che le potenze mondiali insieme non possano far fuori una banda di terroristi per quanto organizzati. Poi cita Papa Francesco: “Ha individuato bene il problema, in Siria non ci sono né una rivoluzione né una guerra civile. C’è la terza guerra mondiale per procura. Noi siamo un giocattolo nelle mani delle grandi potenze“.
Spetta al Presidente della Commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinand Casini, il compito di chiudere un’audizione che ha sorpreso – e irritato – molti senatori, evidentemente poco abituati ad ascoltare l’altra verità sulla guerra in Siria, quella poco rappresentata dai media occidentali: “La Siria non può rimanere in una guerra permanente, serve una exit strategy. Anche gli Usa, che ponevano come precondizione l’allontanamento di Assad, ora pensano a una fase intermedia. Non si può combattere contemporaneamente contro i terroristi e contro il regime. Le grandi potenze vogliono la divisione della Siria e uno stato di disgregazione permanente. Noi paghiamo con 4 milioni di profughi. Ha ragione il ministro Gentiloni: bisogna fermare i bombardamenti, altrimenti Aleppo muore. Il Parlamento italiano – conclude Casini – non può rimanere insensibile”.
http://www.pandoratv.it/?p=11713 8 ottobre 2016
https://www.youtube.com/watch?v=plmoK22uMn4
Una larga delegazione di movimenti per la pace americani è stata in Siria per "verificare con i propri occhi" cosa sta realmente accadendo. Il resoconto di questa visita è comunicato in una conferenza stampa nel quartier generale dell'ONU a New York.
traduzione a cura di Paolo De Santis e Adalberto Gianuario
Signore e Signori, oggi ho il piacere di presentarvi la delegazione del U.S. Peace Council guidata dal mio illustra amico Al, Alfred, e degli illustri membri della delegazione che sono oggi qui con noi, per riferirvi della loro recente visita a Damasco e in Siria. Una visita fruttuosa ed importante, ma non voglio anticiparvi troppo, i dettagli li ascolterete direttamente dalle loro parole. Vi spiegheranno cosa hanno visto, sentito e chi hanno conosciuto. Hanno desiderato con tutto il loro cuore di venire nel quartier generale delle Nazioni Unite a NY, per condividere tutte queste importanti informazioni coi giornalisti e con i corrispondenti accreditati presso le Nazioni Unite, perché voi siete la fonte di un’informazione affidabile e accurata. Quindi senza ulteriori indugi voglio presentarvi i membri della delegazione. Come vi ho già detto prima, il capo della delegazio-ne è Al, accanto a lui Henry e Joe, poi abbiamo Dona, poi Madeline, poi il dr. Baumann. Penso che inizierà Al, quindi cedo a lui la parola. Molte grazie!
Molte, molte grazie! Grazie per essere qui alla nostra presentazione. Io sono Alfred Marder, presidente del US Peace Council. Guardando agli anni passati, era abbastanza evidente che quanto stavamo leggendo e ascoltando dalla stampa stava confondendo i cittadini americani e la gran parte del movimento pacifista che esiste nel nostro paese. Abbiamo visto lo stesso schema di ogni altra invasione: la leadership demonizzata e poi usata come pretesto per intervenire negli affari interni (di quel paese). La nostra organizzazione, l’US Peace Council, è convinta sostenitrice della Carta delle Nazioni Unite, con un profondo rispetto per la sovranità di ciascun popolo, nel rispetto dei diritti delle persone, delle nazioni di determinare il proprio destino. La nostra considerazione è stata che dovevamo raggiungere i movimenti per la pace americani, e chiedere loro di partecipare a una delegazione in Siria, per vedere con i propri occhi cosa accadeva, per parlare con la società civile, sia ufficiale che non. Per cercare di comprendere da soli, in modo indipendente, quale fosse la situazione in Siria, e quale fosse la strada per la pace, che è una nostra responsabilità. E’ nostra responsabilità raggiungere il movimento pacifista e la gente americana.
La campagna che mira a confondere gli americani è molto intensa e il nostro intento è gettare una luce, dei punti di comprensione, che forse potranno portare gli americani a chiedere la fine dell’intervento e la pace in Siria. Abbiamo raggiunto diverse organizzazioni pacifiste nel nostro paese, per tentare di mettere insieme un’ampia delegazione. Sarei disonesto se non vi dicessi che qualcuno non è venuto perché aveva paura di entrare in una zona di guerra. Altri hanno dimostrato la confusione che esiste per via della propaganda che sfortunatamente offrono i media che purtrop-po danno una versione unidirezionale dei fatti. Ci siamo sentiti in dovere di andare e di dare un gran ringraziamento a coloro che hanno superato grandi ostacoli e hanno accettato di andare per seguire la strada che sembrava loro più giusta. Voglio presentarvi il co-leader della delegazione, il membro dell’Executive Board del US Peace Council, il dr. Henry Lowendorf
(6’ 56’’) Grazie Al, grazie ambasciatore. Penso che quello che Alfred ha detto sia vero, stiamo combattendo una propaganda di massa che demonizza il governo siriano e la sua leadership. E’ una mossa che ha preceduto ogni altro intervento degli Stati Uniti durante il corso di vari decenni, per convincere l’opinione pubblica che era giusto, per “ragioni umanitarie”, rovesciare governi e sosti-tuirli con altri graditi agli Stati Uniti. Essi preferiscono governi non indipendenti ma consenzienti con le politiche americane. Quindi, ciò che abbiamo visto a Damasco e nei due villaggi, che abbia-mo visitato fuori Damasco, smentisce la propaganda che ci ha inondato. E’ difficile perfino per quelli di noi, che hanno fatto parte del movimento per la pace per tanto tempo, è difficile ignorare una propaganda così ben orchestrata. Abbiamo parlato con i membri dell’organizzazione industria-le, abbiamo parlato con due di essi. Abbiamo parlato con leader dell’Unione Nazionale degli Stu-denti, con una ONG che si occupa degli orfani causati da questa guerra da entrambi i fronti, senza discriminazione: gli orfani non hanno bandiera, su qualunque lato del fronte questi giovani devono essere aiutati. Abbiamo parlato con una ONG che insegna alle donne a cucire perché hanno perso nella famiglia colui che si occupava di portare il pane. Abbiamo parlato con una NGO che sta cercando di agevolare la riconciliazione preoccupandosi di far giungere gli aiuti anche nelle zone che sono sotto il controllo dei terroristi. Noi facciamo una distinzione tra le opposizioni: l’opposi-zione politica, con cui ci siamo incontrati, e i terroristi e i mercenari, che invece non abbiamo incontrato. Abbiamo incontrato persone in Siria che cercano il cambiamento con metodi non-vio-lenti: abbiamo appreso dei loro sforzi di lavorare per un cambiamento in opposizione con il gover-no, ma utilizzando metodi non-violenti. Abbiamo incontrato membri ufficiali del governo, abbiamo incontrato il Ministro dell’Amministrazione, il Ministro della Salute, il Ministro per la Riconcilia-zione che utilizza tutti gli approcci possibili per riportare in patria tutti quei siriani che per qualche ragione si sono uniti ai mercenari e ai terroristi. I miei colleghi delegati vi daranno maggiori dettagli su questo, io desidero solo darvi una panoramica di chi abbiamo incontrato. Abbiamo visto con i nostri occhi i danni fatti all’università; persino quando eravamo lì è caduta una bomba sulla scuola di architettura e ha ucciso degli studenti. E sono gli studenti stessi che riparano i danni. Abbiamo visto dei villaggi cristiani, assediati dai terroristi e che ora sono stati liberati, e i danni inferti al santuario di un villaggio che si chiama Maaloula, in cui si parla ancora l’aramaico, la lingua di Gesù. Gli attacchi sulla popolazione cristiana.
Una cosa che mi sono portato dietro…due cose…voglio menzionare, che noi sentiamo davvero importante. E’ che, mentre gli Stati Uniti vorrebbero dividere i siriani in base alle diverse religioni, o in base alle differenti appartenenze dentro la medesima religione, non c’è neanche un siriano, di quelli con cui abbiamo parlato, che possa accettare questa divisione. Abbiamo parlato con il Grand Muftì e lui ha detto: “Mi chiedono quanti musulmani ci sono in Siria” e la sua risposta è sempre 23 milioni, cioè il totale della popolazione in Siria. Poi quando abbiamo parlato col vescovo della chiesa ortodossa, di una delle chiese ortodosse, lui ci ha risposto nello stesso modo: “Il numero dei cristiani è 23 milioni. Noi non permetteremo agli Stati Uniti di dividerci così come hanno fatto con la popolazione dell’Iraq, della Libia, dell’Afghanistan e di molti altri paesi”. Io credo che questa unità ha dato ai siriani la forza di resistere all’invasione della più grande potenza mondiale e dei suoi più potenti alleati in Europa e nel Medio Oriente. Di resistere a questo feroce attacco contro la popolazione siriana.
Il secondo punto sono le sanzioni: devo ammettere che prima di andare non sapevo che gli Stati Uniti avevano imposto delle sanzioni economiche alla Siria. Sanzioni molto simili a quella che avevano imposto all’Iraq negli anni ’90, con lo scopo di stremare quel paese e quel governo e che , come gli stessi Stati Uniti ammettono, hanno ucciso 500.000 bambini in Iraq, nel corso delle san-zioni degli anni ’90. Quel tipo di sanzioni significano che la popolazione siriana non può rifornirsi di medicine, di cui hanno disperato bisogno; non possono ottenere ricambi industriali, di chi hanno bisogno per tenere in piedi la loro economia; non possono avere latte in polvere, e molte altre cose. Gli studenti non possono andare all’estero. Gli avvocati rimangono isolati dal resto del sistema legale internazionale. Tutto per via delle sanzioni. Per quanto ne so io queste sanzioni non vengono mai menzionate dal sistema dei media. E invece dobbiamo conoscerle: le sanzioni sono un ulteriore modo per indebolire lo stato e il governo siriano.
Questa è la mia panoramica, vorrei chiedere ai miei colleghi delegati di aggiungere ciò che deside-rano, abbiamo rappresentanti di diversi movimenti e organizzazioni per la pace negli Stati Uniti: abbiamo tentato di mettere insieme una delegazione che fosse la più ampia possibile.
Madeline, forse vuoi parlare tu…
(15’ 11”) Mi chiamo Madeline Offmann, sono la direttrice del New Jersey Peace Action. Sono andata a titolo personale, senza rappresentare nessuno, ma sono stata un’attivista per 16 anni. Sono andata in Siria perché credevo fosse importante apprendere direttamente dalla popolazione cosa stesse davvero accadendo in Siria, perché i movimenti per la pace negli Stati Uniti non avevano avuto risposte soddisfacenti su quale fosse davvero la situazione in Siria. Non posso aggiungere molto a quanto Al ed Henry hanno già detto, ma voglio concentrarmi su un punto in particolare perché cre-do che sia molto importante e va al centro di tutto quello che sta accadendo.
In Siria non c’è nessuna guerra civile: questa è la prima cosa che abbiamo sentita, e l’abbiamo senti-ta ripetere più e più volte. Non c’è il presidente Assad contro la sua gente. Il presidente Assad e la popolazione siriana stanno insieme, uniti contro le forze esterne: mercenari ed organizzazioni terro-riste…i cui nomi cambiano ogni giorno allo scopo di proteggere la loro identità…e per mantenere un po’ più nebulosa la connessione tra questi gruppi e i paesi che li hanno creati, ma ci sono forze mercenarie supportate dal Qatar, dall’Arabia Saudita, Turchia, Stati Uniti e sotto sotto dallo stato di Israele. E sono queste forza mercenarie che stanno terrorizzando la popolazione siriana e stanno tentando di dividere il popolo siriano. La gente si ricorda, io mi ricordo di quando gli Stati Uniti hanno invaso l’Iraq: la nostra organizzazione era contro l’invasione ben prima che essa avvenisse. Ma una volta che l’invasione avvenne e gli Stati Uniti iniziarono a delineare il nuovo governo, noi parlammo con molti iracheni che ci dissero: “Noi siamo Sunniti, Sciiti e Curdi…sono gli Stati Uniti che tentano di dividerci in quel modo”. Abbiamo ricevuto esattamente lo stesso messaggio ora che siamo andati in Siria: “siamo prima di tutto siriani, poi anche musulmani e cristiani”. Come ha det-to Henry poco fa. E questo è uno dei fattori che ha permesso al governo di Assad di resistere a que-sto attacco venuto da fuori per oltre 5 anni. Quando per gli Stati Uniti arrivò il momento di desti-tuire Saddam Hssein, dopo anni di sanzioni e due guerre, fu un attimo…Quando gli Stati Uniti decisero che era il momento di Gheddafi, fu un attimo…Ma quando hanno deciso che fosse giunto il momento di Assad, lui non è caduto. Perché? Perché lui ha avuto il sostegno dei 23 milioni di cittadini siriani. E prima erano anche di più, considerando il numero dei rifugiati costretti a fuggire per via della guerra.
L’idea de “regime change”, la politica del “regime change”, se così vogliamo chiamarla, gli Stati Uniti non hanno alcun diritto di esercitarla, secondo il diritto internazionale. Essi non hanno il diritto di decidere al posto della popolazione siriana, chi debba governarli. Nel periodo di tempo che ho trascorso in Siria ho provato in modo sempre più forte…“come possiamo presumere di sapere cosa sia meglio per il popolo siriano?”
Un altro aspetto della questione che penso molti americani dovrebbero conoscere, è che il governo di Assad assicura il servizio sanitario gratuito a tutta la popolazione. A tutti. Assicura l’istruzione gratuita a tutti: dalla scuola primaria fino all’università e alle scuole mediche. Abbiamo incontrato una persona che apparteneva all’opposizione non-violenta e gli abbiamo chiesto: “Quali sono le tue critiche al governo di Assad?” e lui ha risposto: “Voi sapete che il costo per la scuola di medicina è di 50 dollari all’anno?…secondo noi è troppo alto”. Ciò potrebbe sembrare un po’ futile, ma questi sono proprio il genere di provvedimenti che molta gente negli USA sta chiedendo: le scuole gratui-te, la sanità gratuita. Il regime di Assad…scusate, il governo di Assad sta facendo proprio questo genere di cose. E senza dubbio anche i partiti di opposizione non-violenta, che prima del 2011 ave-vano argomenti come la maggior democrazia o la lotta alla corruzione, tutti si sono trovati compatti con il governo di Assad, perché questa adesso è la migliore speranza per il popolo siariano.
Come ultima cosa voglio fare da eco a quello che Henry ha già detto e cioè che queste sanzioni de-vono essere rimosse, perché… mentre eravamo lì qualcuno è venuto da noi e ci ha detto che alcune ditte farmaceutiche di cui adesso non ricordo il nome, si erano rifiutate di inviare i vaccini per bam-bini, dagli USA alla Siria, creando un grosso danno per la popolazione siriana: non è questo il modo in cui questo paese, o qualsiasi altro paese, dovrebbe comportarsi nel contesto della comunità inter-nazionale. Ormai lo abbiamo visto in tante occasioni: le sanzioni non colpiscono i governi, ma la popolazione civile. Quindi devono essere rimosse. Abbiamo anche sentito che il confine la Turchia e la Siria deve essere chiuso, in modo che venga bloccato questo flusso di gruppi terroristici. Infine, gli USA devono smettere di sostenere questi gruppi terroristici. Questi gruppi devono ritirarsi e gli USA devono consentire ai siriani di difendersi. L’Esercito Siriano sta combattendo per la sua stessa vita e per la vita del popolo siriano e noi come nazione dobbiamo riconoscere qual è il nostro ruolo, cosa stiamo facendo causando dolore e distruzione al popolo siriano. Dobbiamo fermare tutto questo. Dobbiamo fermarlo adesso. Questa è una cosa che ho ripetuto più e più volte da quando sono tornata dalla Siria.
(20’ 58’’) OK. Il mio nome è Dona Nasser e sono un’attivista per la pace e i diritti umani da molti anni, ma non vi dirò da quando, altrimenti conoscereste la mia està. Sono onorata di far parte di questa delegazione e ringrazio di aver avuto l’opportunità di andare a vedere con i miei occhi e di essere stata faccia a faccia col popolo siriano, condividere il tempo con questa delegazione, coope-rare, tornare negli USA e cercare di riportare la verità. Come cittadina americana, mi vergogno di dover ammettere ciò che il mio governo sta facendo in un paese sovrano come la Siria. Noi non abbiamo nessun diritto di imporre sanzioni. Infatti queste sanzioni, che il nostro governo dice siano contro il governo siriano, di fatto sono contro il popolo e la società civile, la quale sta tentando di tenere in piedi le infrastrutture, la sanità e la sicurezza per tutto il popolo siariano.
Una cosa che mi ha colpito non è solo il fatto che i bambini siriani muoiano perché non hanno accesso alle cure mediche nel loro paese a causa delle sanzioni illegali, che USA e i paesi occiden-tali hanno imposte, ma anche perché non stanno permettendo che materiali e componenti indu-striali arrivino alle attività produttive. Infatti i siriani stanno cercando di mantenerle per varie ragioni, non solo per continuare a guadagnare, ma anche per impiegare le persone, perché quando le persone non hanno modo di guadagnarsi da vivere, diventano disperate, e abbiamo saputo che alcuni cittadini siriani possono aver scelto di unirsi ai terroristi semplicemente per motivi economi-ci, perché non potevano guadagnarsi da vivere, mentre i loro benefattori, gli USA e tutti gli altri che stanno collaborando per finanziare questo terrorismo, stanno pagando molto bene per prendere parte a queste attività illegali contro lo stesso popolo siriano. Perciò, ci sono molte maniere subdole con le quali le sanzioni USA possono colpire i siriani. E quando abbiamo parliato con gli imprenditori, loro ci hanno detto: “Noi stiamo disperatamente cercando di restare commercialmente attivi, stiamo disperatamente cercando ti mantenere impiegato il nostro personale in modo che non cadano nella disperazione e non concludano che non hanno alcun altra scelta”.
Un’altra cosa importante è che abbiamo avuto la possibilità di parlare con la società civile, non solo con i rappresentanti delle organizzazioni ufficiali. Abbiamo incontrato persone che hanno vissuto fianco a fianco e condiviso le loro esperienze con i mercenari. Ci hanno spiegato cose indicibili, riguardo alle quali non ho intenzione di parlare in dettaglio. Ma è molto difficile stare in presenza di qualcuno il cui figlio è stato assassinato o il cui nipote è stato rapito e non è stato ancora ritrovato; la cui figlia è stata stuprata, rapita e stuprata, e poi rimandata indietro. E questi stupri riguardano sia uomini che donne. Questo è cià che gli USA stanno finanziando. Questo è ciò che gli USA stanno proteggendo. Questo non va bene, e come cittadina americana, oltre che come attivista per la pace e per i diritti umani, non tacerò sulle cose che ho conosciuto. E noi dobbiamo assumerci la responsa-bilità di quello che sta succedendo in quel paese e la mancanza di moralità per ciò che concerne la nostra politica estera e per quello che stiamo facendo in altri paesi.
Voglio sottolineare che noi abbiamo avuto una riunione di quasi due ore col presidente Assad, per la quale gli siamo molto grati. Dopo averlo ascoltato, dopo aver ascoltato tutte le voci della società civile, dei gruppi e dei rappresentanti del governo che abbiamo incontrato, non ha alcun senso quel-lo che i media americani e occidentali stanno riportando. Non ha alcun senso che Assad, che sta cer-cando di mantenere le infrastrutture e che guarda al futuro del popolo siriano, sia quello che distrug-ge gli ospedale e tutti quei luoghi, come pretendono i media americani e occidentali, che attribui-scono a lui la colpa. Semplicemente non ha senso: lui è interessato al futuro della Siria, ce lo ha detto chiaramente. “Quando tutto questo sarà finito, avremo un’altra elezione. Se non mi voglioni non mi avranno, va bene. Io sono stato eletto per governare questo paese, e questo è ciò che farò”. L’ultima cosa di cui voglio parlare è la seguente: sono stata per molti anni allieva e studiosa di giustizia riparatoria e di transizione. Sono rimasta veramente molto impressionata ed eccitata dal fatto che loro hanno un Ministero della Riconciliazione, e che anche nel bel mezzo del trauma che affligge in questo momento il popolo siriano, stanno guardando al futuro e trattano la gente con un approccio riparatorio, cercando la guarigione sociale. Quindi, se alcuni siriani si sono uniti ai mer-cenari, nel momento che vogliono tornare sono benvenuti, nella città, nella società siriana. E loro e le loro famiglie sono alimentati. E vengono usate tecniche di giustizia, in modo che non vi siano gruppi di siriani che si sentano fuori dalla società. Quindi quello che ho detto, continuerò a dirlo e a condividerlo con altre persone. Dal momento in cui abbiamo visitato la Siria, siamo in grado di condividere la verità che sfortunatamente i nostri media non offrono al mondo. D’ora in avanti noi non intendiamo rimanere in silenzio. Grazie a tutti per avermi ascoltata.
(28’ 13”) Il mio nome è Joe Jameson, sono il coordinatore del Queen’s Peace Council. Che è una branca del U.S. Peace Council e provengo dai movimenti sindacali. Sono abituato a parlare senza mezzi termini, quindi scusatemi se lo farò. Concordo con tutti i commenti fatti dai colleghi presenti, ma ricordo il commento fatto dallo scrittore americano Mark Twain che una volta disse che non è ciò che non sappiamo che ci mette in difficoltà; ci mette in difficoltà ciò che pensiamo fermamente di sapere, ma che semplicemente non è così. E questo è ciò che penso quando penso ai miei colleghi americani, a quello che loro sanno della Siria, a quello che loro credono di sapere sulla guerra mos-sa al governo siriano. Quello che loro pensano di sapere semplicemente non è vero e noi dobbiamo spiegarlo. La nostra delegazione è arrivata in Siria con visioni politiche e ipotesi, ma eravamo deter-minati ad essere scettici e a dubitare di tutto, ad incontrare chiunque fosse possibile per confermare o smentire le opinioni ricevute, stabilire una consapevolezza non convenzionale e seguire i fatti ovunque ci portassero. Ho tratto una serie di conclusioni dal viaggio, ma non voglio andare oltre: sono argomenti che i miei colleghi hanno già menzionato.
Penso che l’obiettivo degli USA è distruggere uno stato arabo indipendente e secolare. E’ l’ultimo stato arabo secolare che è rimasto in piedi. Gli USA vogliono un regime clientelare come in Libia, come in Iraq, come in molti altri paesi che potremmo elencare. L’ostilità degli Stati Uniti verso una Siria indipendente, ha preceduto di molto l’inizio della guerra nel 2011. Sono giunto alla conclusio-ne che gli Stati Uniti dicono di essere contro il terrorismo dell’ISIS, ma in realtà sono stati riluttanti a combattere una vera battaglia contro il terrorismo. Alcuni gruppi privilegiati, come il fronte
al-Nusra, sono chiamati ribelli moderati perché combattono il governo siriano , ed è quello che vogliono gli USA. Non sono moderati: hanno decapitato un ragazzo di 12 anni, quando eravamo lì, lo abbiamo visto in TV e su Yuotube. I motori della guerra per delega degli USA sono diverse motivazioni settarie e l’effetto di rivalità regionali di potere: l’Arabia Saudita e il Qatar, l’ideologia dei Fratelli Musulmani, sono ideologie arretrate e malate che spingono lo stato saudita e lo motiva-no a finanziare questa guerra. Damasco, in contrasto, promuove una forma di Islam inclusiva e pluralistica. Noi abbiamo incontrato i leader di tale forma di Islam: sono persone con una mentalità umana e democratica. E hanno tutte le ragioni di unirsi al popolo americano per fermare questo insano supporto al Wahhabismo che è così palesemente dietro al terrorismo del mondo.
Quelli tra i miei connazionali che sono dogmatici rispetto alla demonizzazione di Assad, non ap-prezzeranno ciò che devo dire, cioè che il governo siriano è popolare, e per questa ragione sta vin-cendo la guerra. La battaglia di Aleppo sarà probabilmente decisa in tempi relativamente brevi, e secondo me sarà l’ultima apparizione dei mercenari stranieri. Il Presidente è popolare ed è ricono-sciuto dall’ONU come legittimo. Le elezioni sono monitorate, c’è in Parlamento che include i partiti di opposizioni. Noi li abbiamo incontrati: c’è una significativa opposizione non-violenta che sta tentando di lavorare costruttivamente secondo la propria visione sociale. Una parte di essa è all’interno dello stesso governo, che in effetti è un governo di Unità Nazionale, e una parte è nel Parlamento, noi l’abbiamo incontrata. Il Ministro della Riconciliazione, come forse è stato già detto, tratta direttamente con i gruppi armati, e lui è un leader dell’opposizione.
Concludo dicendo che la politica USA rivolta a un cambio di regime in Siria, non è sbagliata solo nei suoi dettagli, è sbagliata dalle fondamenta. E’ sbagliata dalle radici ai rami. Viola la Carta delle Nazioni Unite. Essa viola il diritto internazionale. Gli USA bombardano parte della Siria senza il consenso del governo legittimo, il che viola le leggi internazionali. Le sanzioni violano le leggi internazionali: non mi soffermo su questo perché Madeline e Dona ne hanno parlato.
Penso che dal nostro viaggio scaturiscano per noi alcuni compiti. Penso che sia compito dei movi-menti americani unirsi attorno a una visione differente a quella che li ha uniti finora. Finora si sono riuniti attorno a una debole visione, che è in parte falsa, e che in parte accetta la narrativa dominante del Dipartimento dello Stato americano e dei “media corporativi”. Noi dobbiamo sfidare diretta-mente la politica americana, se vogliamo spostare l’opinione pubblica. Alcune organizzazione sono cadute nella narrativa dominante dei media mainstream. Così facendo non si sono coperte di gloria. Questo è un momento pericoloso. Senza fare nomi, uno dei candidati alla Presidenza, apparente-mente favorito, è circondato da consiglieri militari che parlano di “no flying zone”, il che significa guerra aerea contro l’Aeronautica siriana e russa. Oppure mettere i piedi sul suolo siriano, che signi-fica un’invasione USA in Siria. Dovremmo essere spaventati da quel discorso. Questo è un momen-to pericoloso. Dobbiamo cambiare la base della politica americana. Abbiamo bisogno di un genere differente di movimento contro la guerra. Grazie.